BIOGRAFIA

Ermanno Zamboni nasce a Borgosesia il 2 ottobre 1932, e l’essere nato ed il vivere in Valsesia ha creato quel rapporto quasi biologico con un ambiente che ha sempre custodito i germi di una cultura nord-europea dovuti alla forte emigrazione delle popolazioni valligiane.

Terminati gli studi all’Accademia Albertina, a Torino, si dedica al restauro, operando soprattutto alle dipendenze della Soprintendenza ai Beni Culturali del Piemonte.

 

Tra i lavori più importanti, figurano i restauri della Basilica di S. Andrea a Vercelli, il ciclo di affreschi dell’XI sec. nel Battistero di Novara, gli affreschi del chiostro dell’Abbazia di S. Nazzaro del sec. XV.

Del 1966 tiene la prima mostra personale a Borgosesia; nel 1967 espone a Novara, Varese, Como; a Vercelli è nel ’69, nel ’70 tiene una mostra a Venezia alla galleria “il Riccio” con una ventina di opere a tempera, realizzate con colature di colore a toni perlacei e freddi e il critico Paolo Rizzi scrive sul “Gazzettino di Venezia” elogiando la monumentalità ed il far grande di Zamboni.

Nel ’71 presenta a Torino alla galleria Accademia una serie di opere a tempera dai toni più caldi e matrici e “il Corriere di Torino” gli dedica un lungo articolo dal titolo “Ermanno Zamboni e i sogni”.

Nel ’73 lascia definitivamente il restauro per dedicarsi esclusivamente alla pittura. Inizia così un'evoluzione decisa che porta lo Zamboni ad abbandonare l’uso della materia per affinare il segno della sua pittura. Non si tratta solo di un’ulteriore fase stilistica, poiché a questa si accompagna anche un’elaborazione concettuale dell’immagine ben precisa. Alla gente della valle, soggetti che hanno caratterizzato la precedente produzione, si sostituiscono inavvicinabili e misteriose presenze femminili che popolano un mondo metafisico e irreale.

Non estranea a quest’ultima evoluzione è l’attrazione verso le opere dei maestri come Delvaux, De Chirico, Dalì e Magritte che l’artista ha avuto modo di conoscere  nei suoi lunghi viaggi per i musei di tutta Europa.
Illustra il libro “Fra Dolcino, l’uomo e l’idea” della collana storica di prestigio dell'Editrice Tacchini di Vercelli e successivamente la galleria “Cittadella” di Torino presenta una mostra con disegni, studi, incisioni e dieci grandi tele di Fra Dolcino; la mostra viene presentata dal critico e noto pittore Albino Galvano.

Nel 1981, reduce da un lungo viaggio in Norvegia, Svezia e Finlandia, dove ha eseguito circa duecento tra disegni, acquerelli e tempere, la galleria “Cittadella” di Torino allestisce una mostra dal titolo ”Appunti di viaggio” presentata dal critico ufficiale di “Stampa Sera” Angelo Mistrangelo, e recensita su la “Stampa” da Dragone.

La critica è tutta concorde nell’apprezzare la maestria con cui Zamboni ha eseguito gli schizzi estemporanei con dissolvenze pittoriche di grande effetto.
Dal 1981 al 1991 tiene varie mostre: a Casale Monferrato, Vercelli, Riva del Garda, Firenze, Parigi, Madrid, Borgosesia, Borgomanero, Biella e inizia una stretta collaborazione con la galleria Winning Images di Columbus (Ohio USA) e sempre a Columbus, la Nicolae Galerie organizza una grande mostra.

Numerosi sono gli affreschi eseguiti, prevalentemente a carattere religioso: Chiesa della Madonna delle Ferrate, Chiesa Parrocchiale di Vintebbio, facciata della Chiesa di Crocemosso, Chiesa di Caseripe, facciata Chiesa di Caprile e un affresco raffigurante la storia di Fra Dolcino, nell’Auditorium della scuola media di Quarona.

La pittura di Zamboni è tuttora in continua evoluzione concettuale; infatti le diafane apparizioni femminili lasciano il posto ad un tema ricorrente, di messaggi, annunciati da personaggi congelati in sembianze marmoree, una sorta di dialogo fra l’essere e il non essere, fra la vita e la morte.

Nell’ultima fase creativa di Zamboni sono apparse le nature morte, dove il soggetto non è che un pretesto per la ricerca quasi ossessiva della luce, una luce irreale e metafisica, una luce che si concentra sul soggetto lo mette in evidenza, lo rende pulsante di vita, di una vita misteriosa come tutta la pittura di Zamboni.